Ferrari per clienti

La pole position ottenuta in Brasile da Kevin Magnussen su Haas motorizzata Ferrari ci da l’occasione per un articolo sui risultati e le partecipazioni in Formula 1 dei “prodotti” di Maranello, motori e telai, non gestiti dalla squadra ufficiale.

Come noto fino al 1985 era consentito l’utilizzo di monoposto di altri costruttori, in realtà l’ultimo team ad usufruire in pieno di questa opzione fu il RAM Racing nel 1980, schierando una Williams-Ford, fu quello l’ultimo campionato dove, in alcune gare., si videro in pista monoposto dello stesso costruttore ma iscritte da teams diversi.

La Ferrari smise di vendere vetture di F1 ad altri nel 1956, in seguito però ci fu ancora qualche episodio degno di nota, ma andiamo con ordine.

Il debutto della casa italiana in F1 avvenne nel Gp di Monaco del 1950, seconda gara assoluta della storia, in quella occasione furono tre Ferrari 125 per Ascari, Villoresi e Sommer, ma nell’elenco degli iscritti, con il nr. 28, troviamo, sempre con una Ferrari 125, l’inglese Peter Whitehead, che poi non prenderà il via, Whitehead, che partecipava da privato assoluto, sarà protagonista di un caso statistico nel Gp di Francia, in quella occasione, infatti, la Ferrari decide di far partecipare i suoi piloti alla concomitante gara di F2, quindi l’unica vettura di Maranello in gara è quella privata, bisogna dire che si comporta piuttosto bene, partito diciottesimo e favorito dai numerosi ritiri riesce ad arrivare terzo anche se a tre giri dalle ALFA Romeo di Fangio e Fagioli, per la cronaca solo sei vetture concludono la gara, al quarto posto troviamo Manzon su Gordini che precede le Talbot di Etancelin/Chaboud e Pozzi/Rosier che si erano alternati alla guida, cosa consentita all’epoca dal regolamento.

Whitehead prenderà parte anche al successivo GP d’Italia, ottenendo un dignitoso settimo posto, in questa gara da registrare un altro caso unico: il pilota italiano Clemente Biondetti iscrive una Ferrari 166 spinta da motore Jaguar XK 3,4 litri, si tratta dell’unica presenza di una Ferrari non spinta da motore Ferrari ed anche dell’unica apparizione di un motore Jaguar.

Nel 1951 troviamo ancora Whitehead con una 125 privata in un paio di gare ed in una occasione, il Gp d’Inghilterra, alla guida di una Ferrari 375 TWS iscritta da Vandervell, questa particolare monoposto aveva partecipato anche al GP di Francia, portata in gara da Reg Parnell, forse il miglior pilota inglese dell’epoca e finendo al quarto posto dietro alla ALFA Romeo di Fangio/Fagioli ed alle due Ferrari ufficiali di Gonzales/Ascari e Villoresi ma davanti alla ALFA del campione in carica, Nino Farina, un ottimo risultato. Va detto che Enzo Ferrari non gradì assolutamente il fatto che Tony Vandervell avesse apportato modifiche sostanziali alle sue monoposto, da qui la sigla TWS, in seguito nascerà la Vanwall che nel 1958 vince il titolo costruttori e contende quello piloti alla Ferrari.

Sempre nel 1951 da segnalare su Ferrari l’esordio del primo pilota brasiliano in F1, nel GP d’Italia partecipa da privato su una Ferrari 375 Francisco Sacco Landi, detto Chico. Una Ferrari 212 vine utilizzata in Svizzera e Germania da Rudolf Fischer iscritto dalla elvetica Ecurie Espadon, il pilota svizzero sarà protagonista nella prima gara del campionato 1952, che si svolge a Berna, va detto che a causa del ritiro di ALFA Romeo e Talbot erano state ammesse vetture di F2 al campionato, la Ferrari mette in campo il modello 500 che si dimostrerà nettamente superiore alla concorrenza, di fatto costituita dalla Gordini e solo nel 1953 dalla Maserati, in Svizzera è assente Ascari, impegnato ad Indianapolis nell’unica partecipazione, peraltro poco fortunata, della Ferrari alla 500 miglia.

La gara è vinta da Taruffi che precede, appunto, Fischer, quindi ai primi due posti due Ferrari ma di due scuderie diverse, Fischer otterrò anche un ottimo terzo posto in Germania, dietro alle Ferrari ufficiali di Ascari e Farina ma davanti proprio a quella di Taruffi, la classifica finale del campionato lo vedrà quarto con 10 punti dietro ai ferraristi Ascari, Farina e Taruffi.

Ma in quel campionato furono diverse le Ferrari private che parteciparono almeno a qualche gara, oltre a Peter Hirt e Rudolf Schoeller, sempre con la Ecurie Espadon, anche la belga Ecurie Franchorchamps schiererà delle Ferrari 500 dipinte di giallo per Charles De Tornaco e Roger Laurent, il francese Luis Rosier prende il via a quattro gare con i colori della sua scuderia personale, l’Ecurie Rosier, mentre il brittanico Roy Salvadori partecipa con quelli della Scuderia Caprara, non possono mancare le squadre private italiane, in particolare la Scuderia Marzotto che in Francia schiera Pietro Carini e Franco Comotti ed in Olanda il solo Carini, ma in entrambe i casi con una 166 F2, infine in Inghilterra troviamo il buon Whitehead con la ormai superata 125, nessun altro pilota, oltre Fischer, ottiene punti mondiali che, in quel periodo, erano dati solo ai primi 5 classificati. Anche nel 1953 le Ferarri 500 sono utilizzate dai privati Rosier (Ecurie Rosier), Jacques Swaters (Franchorchamps) , Hirt e Kurt Addolf (Ecurie Espadon) mentre lo svizzero Max De Terra porta in gara, sempre per la Espadon , una 212 nel Gp di casa, nessuno di questi piloti ottiene punti mondiali.

Nel 1954 la cilindata é 2,5 litri e la Ferrari abbandona il modello 500 per il 625, questa monoposto verrà utilizzata dalla Ecurie Franchorchamps per Swaters ed in una occasione da Reg Parnell per la Scuderia Ambrosiana, mentre l’Ecurie Rosier porta in gara in diverse occasione ancora una 500 per il titolare ed una 625 per Robert Manzon, nessuno di questi piloti conquista punti mondiali.

Nel 1955 l’unica apparizione di una Ferrari privata é in Olanda, dove Johnny Claes porta in gara una 625 per l’Equipe Nationale Belge arrivando undicesimo, in compenso nel Gp d’Italia si verifica l’anomalo caso dell’iscrizione di due Lancia D50 da parte della Scuderia Ferrari che aveva rilevato il materiale della casa torinese dopo il ritiro dalla gare a seguito della morte di Ascari, ma i due piloti, Farina e Villoresi non prendono il via.

Nel 1956 la Ferrari decide di non vendere più monoposto di F1 ai privati, ci sarà ancora una presenza di una vecchia Ferrari 500 nel 1956 con Giorgio Scarlatti in Germania, dopo che a Monaco aveva fallito la qualifica ed una nel 1957 con Alessandro De Tomaso in Argentina, iscritti dalla Scuderia Centrosud, un team privato italiano che parteciperà a diversi campionati.

Nel 1961  La Scuderia Ferrari, come accadrà ancora nel corso degli anni, è messa sotto  pressione dall’opinione pubblica nazionale: Ferrari deve affidare una monoposto ad un pilota italiano, è così messa in piedi una prova tra i migliori  giovani del momento e  la scelta cade su Giancarlo Baghetti, il pilota italiano vincerà al debutto in Francia, la Ferrari era iscritta da FISA (Federazione Italiana Scuderie Automobilistiche) in altre due gare sarà iscritta dalla Scuderia Sant Ambroeus.

Nel 1964 in polemica con la federazione internazionale per la mancata omologazione di una vettura che avrebbe dovuto partecipare a Le Mans, aveva restituito la sua licenza di costruttore ed era quindi impossibilitato a partecipare alle gare ufficiali, le monoposto di John Surtees, Lorenzo Bandini e Pedro Rodriguez furono iscritte ai GP degli Stati Uniti e del Messico con i colori della NART North American Racing Team, in Messico Surtees conquista il secondo posto davanti all’accodiscendente compagno di squadra e vince il titolo piloti su Graham Hill (BRM) grazie al meccanismo degli scarti.

Anche nel 1965 le Ferrari di Pedro Rodriguez e di Bob Bondurant furono iscritte in Messico e Stati Uniti con i colori della NART, mentre quelle di Surtees e Bandini era regolarmente iscritte dalla Scuderia Ferrari.

Nel Gp d’Italia del 1966. vinto peraltro da Scarfiotti su Ferrari 312 una Ferrari 246 fu affidata a Giancarlo Baghetti ed iscritta dal Reg Parnell Racing, montava un motore 2,4 litri menttre la cilindrata regolamentare era 3,0 ed infatti arriverà a 4 giri dal vincitore.

Infine nel 1969, forse il peggior campionato della storia della Ferrari in F1, in Messico Pedro Rodriguez é iscritto ancora con i colori della NART.

In seguito le Ferrari sono sempre state iscritte dalla scuderia ufficiale, una piccola eccezione nel 1976 quando, in due gare extra campionato, a Silverstone e Brands Hatch, fu iscritta, con il numero 36, una Ferrari 312T per Giancarlo Martini tramite la Scuderia Everest, a Silverstone arrivò decimo ed era l’unica Ferrari presente, mentre a Brands Hatch, presente Niki Lauda, non prese il via.

Un successivo impiego in gare ufficiali non andò in porto e l’esperimento, molto simile a quello del 1961, finì qui.

Per quanto riguarda i motori il discorso é molto diverso, bisogna attendere, infatti il 1960.

Nel 1958 Stirling Moss e Maurice Trintignant vincono in Argentina e Monaco con una Cooper-Climax del team Rob Walker, la monoposto inglese montava il motore alle spalle del piolota e non anteriormente come tutte le altre vetture di F1, nel 1959 la Cooper vince il campionato con Jack Brabham, é evidente che il futuro é nel motore posteriore, la Ferrari si adegua solo nel 1961, ma nel frattempo la piccola Scuderia Castellotti ha l’idea di montare un Ferrari 106 (ribattezzato Castellotti) su una Cooper T51, questa monoposto partecipa con Gino Munaron ai Gp di Francia e Gran Bretagna, in Italia viene schierata una seconda vettura per Giulio Cabianca, i teams inglesi non partecipano alla gara e la Ferrari ha gioco facile a piazzare le sue obsolete D246 ai primi tre posti con Phil Hill, Richi Ginther e Willy Mairesse, ma al quarto posto si piazza Cabianca che riesce anche a stare davanti Ferrari 156 (quind 1,5 litri) di Wolfang Von Trips.

Nel successivoi Gran Premio, Stati Uniti, é la Ferrari a non partecipare, preferendo concentrarsi sul campionato 1961, in quella occasione una Cooper T51 con motore Ferrari 107 2,5 litri é iscritta da Fred Ambruster per il pilota statunitense Peter Lovely.

Nel 1966 la cilindrata viene portata da 1,5 a 3,0 litri, i team si arrangiano come possono e la piccola squadra inglese J A Pearce Engineering monta sulla sua Cooper T73 un motore Ferrari V12, partecipa con il pilota Chris Lawrance a sole due gare: Gran Bretagna e Germania, succede però che a causa di uno sciopero la squadra Ferrari non raggiunge l’Inghilterra per il Gran Premio, quindi per la seconda volta la casa di Maranello é presente solo come motorista e non come costruttore, questo fa si che le presenze del motore Ferrari siano due in più di quelle del costruttore Ferrari.

Devono passare molti anni ed arrivare al 1991 per vedere un motore Ferrari montato su altra monoposto, questa volta non é un episodio sporadico ed artigianale ma la decisione di commercializzare il motori, viene quindi stretto un accordo di fornitura con il Team Minardi, presente in F1 dal 1985 e le M191 di Pierluigi Martini (nipote di Giancarflo) e Gianni Morbidelli sono spinte dal motore 037 V12 3,5 litri, arrivano due quarti posti con Martini, il progetto che prevedeva di far diventare la Mianrdi lo junior team della Ferrari, però, nob va in porto ed, anzi, a fine anno il sodalizio si scioglie e la Mianrdi monterà i motori Lamborghini.

Nel 1992 la fornitura passa alla Scuderia Italia che schiera le Dallara per J.J. Letho e Martini ma arrivano solo due sesti posti, nel 1994 la Scuderia Italia abbandona la Dallara per la Lola (scelta infelice) , i piloti sono l’ex Michele Alboreto e Luca Badoer che saranno poco competitivi, per alcuni anni i motori tornano a spingere le sole vetture di Maranello.

Nel 2006 riprende la fornitura a clienti, la squadra motorizzata é la Red Bull che, l’anno prima, era subentrata alla Jaguar e che, appunto, abbandona i Cosworth per i Ferrari. I due piloti sono Christian Klien, sostituito nelle ultime gare da Robert Dornbos e David Coulthard che a Montecarlo arriva terzo conquistando il primo podio per un motore Ferrari clienti.

Nel 2007 vengono equipaggiate la Toro Rosso, piloti Liuzzi e Vettel (squadra satellite della Red Bull ed ex Minardi) e la Spyker.

Nel 2008 la Spyker diventa Force India (ci corre Giancarlo Fisichella) ma é la Toro Rosso che con Sebastian Vettel conquista una storica pole position, la prima per un Ferrari clienti, ed una strepitosa vittoria a Monza, al momento l’unica di un motore Ferrari su altra monoposto.

La collaborazione con la Toro Rosso continua anche nel 2009, 2010,2011,2012 e 2013 e si interrompe nel 2014 quando il team adotta i Renault come la Red Bull. Nel 2010 la Ferrari inizia a rifornire la Sauber, che era tornata autonoma dopo alcuni anni sotto la BMW, curiosamente la squadra, per motivi di regolamento, si iscrive al campionato come BMW Sauber, il team elvetico ha la sua stagione miglione nel 2012 quando conquista ben quattro piazzamenti a podio, due secondi ed un terzo posto con Sergio Perez ed un terzo con Kamui Kobayashi.

Nel 2015 viene rifornita anche la scuderia Marussia , mentre nel 2016 sono ben tre, oltre a quella ufficiale, le squadre che adottano il motore, oltre alla Sauber ritorna la Toro Rosso (che ottiene un Giro Veloce in Spagna con Daniil Kvyat) ed arriva la new entry Haas, squadra staunitense che instaura, anzi, una stretta collaborazione tecnica con Maranello, queste due squadre continueranno fino ai giorni nostri ad avvallersi dei propulsori di Maranello, anche se dal 2019 la Sauber prende la denominazione ALFA Romeo, in questo team correranno dal 2019 al 2021 l’ex Kimi Raikkonen e Antonio Giovanazzi dopo anni di assenza di un pilota italiano in Formula 1.

I risultati di queste due squadre non sono mai eclatanti, nessun podio, solo diversi piazzamenti a punti, da segnalare due giri veloci di Kevin Magnussen con la Haas (Singapore 2018 e 2019) ed uno del cinese Guanyu Zhou nel 2022 in Giappone.

Nel Gran Premio di San Paolo, penultima gara del 2022, Kevin Magnussen porta la Haas in pole position, un lampo di luce in una stagione non eccezionale del team USA, nella gara sprint il pilota danese arriva solo ottavo e nel GP ver oe proprio si ritira al primo giro per un contatto.

Quindi le vittorie del motore Ferrari sono una più di quelle del costruttore e le pole sono due in più.