…mi chiamo Otto, e c’ero quasi!

‘’…mi chiamo Otto, e c’ero quasi!
C’ero quasi a fare che cosa?
Beh, ero quasi riuscito a partire in un Gran Premio di Formula 1 in quell’incredibile 1976, e vi assicuro che io lo desideravo moltissimo!…era il mio sogno di ragazzo, ed ero diventato un pilota, con qualche ambizione sicuramente oltre le mie capacità, oltre i miei limiti…ma avevo fatto qualche esperienza nell’Europeo Sport prototipi; nel 1970 avevo vinto una corsa in Cecoslovacchia, sul circuito di Terlicko, ed avevo anche vinto prove del campionato austriaco della Montagna, alla fine degli Anni Sessanta.
Certo, non eravamo in tanti a correrci ed il livello non era stellare, ma mi ero affacciato anche su piste, e corse, importanti.
Ero stato sullo stradale del Mugello nel 1970, con la mia Porsche 908; quindi due anni dopo ero partito 21esimo su 55 (non malissimo, no?…) sempre sulla Porsche del Bosch Racing Team a Le Mans, alla mitica 24 ore…dopo 11 giri eravamo già fuori, ma c’eravamo!!
Insomma, mi ero convinto che avrei potuto fare qualche esperienza importante; ero stato in pista, ed anche compagno nelle gare sport, con Niki Lauda, che nel 1975 era riuscito a diventare campione del mondo di Formula 1 con la Ferrari!
Grazie a questo risultato strepitoso di Niki, in quel tempo tutta la mia nazione era attraversata da un fervore verso lo sport dei motori, dopo anni di relativo interesse: e così, quando nell’estate del 1976 io ed un altro pilota austriaco, Karl Oppitzhauser, vincemmo una sorta di ‘’premio’’ messo in palio dall’automobil club austriaco, per poter avere l’iscrizione al classico GP nazionale di Formula 1 di Zeltweg, beh: mi sembrò di toccare il cielo con un dito.
Quando il nostro team, l’OASC, provò a schierarci (la iscrizione era stata regolarmente accettata, oggi ci vedete ancora nella ‘’entry list’’ di quell’evento: lui col numero 40 e la sua March 761, ed io col numero 41 e la mia Tyrrell 007) trovò la curiosa reazione degli organizzatori che, in un certo senso, andarono contro il loro stesso …padrone di casa, non permettendoci di provare.
Tentammo una raccolta firme, ma eravamo veramente ignoti a quasi tutti e finì che non riuscimmo a partecipare alle prove ufficiali: Karl lasciò perdere, mentre io racimolai qualche sponsor, investii i miei risparmi e mi iscrissi alle tre corse di fine stagione: Italia, Canada, Stati Uniti.
Non riuscii mai a qualificarmi, purtroppo: lo so, può sembrare una scusa ma, e questo lo ricorda anche un mio amico, che venne molti anni dopo rintracciato da alcuni appassionati che volevano scrivere qualcosa su di me, io durante i miei giri di qualifica ero concentrato solo sulla paura di disturbare qualcuno dei piloti che cercavano di fare il tempo.
Lo so, anche io stavo facendo la stessa cosa!
Ma la sola idea di venire accusato di non aver permesso a uno di loro di fare la pole o, addirittura, di avere ostacolato Hunt a favore del mio connazionale Lauda, con lui in lotta per il mondiale, mi dava il terrore; quando vedevo una macchina biancorossa, io praticamente mi fermavo.
Certo, lo so: il modo migliore di non danneggiare gli altri sarebbe stato solo uno, e cioè correre veloce, velocissimo. Ma per quello avrei dovuto esser stato un esperto pilota di formula 1, ed io francamente avevo chiesto un po’ troppo al mio destino.
Eppure, proprio a Monza, alla mia prima esperienza nella massima formula, il mio sogno di ragazzo stava quasi per realizzarsi!
Infatti, alla fine delle prove ufficiali del sabato risultavo in fondo alla lista dei concorrenti, ed escluso dalla griglia, con un distacco di sette secondi circa dal penultimo…ma si stava realizzando un fatto incredibile: i tempi realizzati nella giornata di sabato dalle due McLaren e dalla Penske venivano tutto annullati, per un eccesso di ottani nelle loro benzine!
A questo punto, per i tre piloti potevano essere calcolati solo i tempi del venerdì che, con le prove disputate sotto il diluvio, erano molto alti, perfino più alti del mio tempo del sabato!
Che occasione, ragazzi…già. Peccato che io ed il team, regolarmente a corto di risorse, non avremmo voluto spendere i soldi per restare a Monza ancora una notte e , appena chiusa la sessione di prove, ce ne siamo tornati a casa.
Ora, chiaramente stiamo parlando di un sacco di tempo fa, ma per quanto riguarda le comunicazioni siamo veramente lontanissimi da come oggi voi vi rapportate e trovate con facilità: quando uno era in viaggio, nel 1976, o si fermava lui per fare una telefonata, o lo beccavano solo una volta giunto a destinazione.
Ed io, perché mai avrei dovuto fermarmi, e chi avrei dovuto contattare, nel corso del mio ritorno, triste e avvilito verso casa?
Non potevo, non potevo proprio immaginare che a quel punto io, Otto Stuppacher, su una vecchia Tyrrell privata ero in griglia, e nemmeno ultimo, al mio primo Gran Premio!
Avevo dietro di me Hunt, Mass, Watson: ma ci pensate!!? Tutta gente che aveva già vinto almeno un GP!
Ma non fu che un esercizio teorico, perché io in griglia non entrai mai: scoprii la cosa il giorno dopo, leggendo i giornali, e mi immaginai anche di ritornare a Monza, in realtà: ma non ce l’avremmo mai fatta, noi, poveri dilettanti con un team sconosciuto, a raggiungere il tracciato in tempo…
E fu ancora il mitico, unico tracciato di Monza, che nell’aprile successivo mi avrebbe visto iscritto, per l’ultima volta, a qualcosa di importante, come il Trofeo Caracciolo: ma non raggiunsi il team, che aveva già tre piloti.
E così, in un giorno d’agosto, 25 anni dopo quella mancata partenza, a Vienna, a casa, proprio questo rimpianto fu il mio ultimo pensiero da vivo: mentre mi sdraiavo al suolo, colpito da un malore fatale, io rividi Monza, la folla, le urla e le bandiere, io che non avevo nemmeno il box, in quel fine settimana, e mi ero sistemato nella corsia di accesso al tracciato coi miei meccanici; ripensai con amarezza a quella unica occasione, e come in un film osservai dall’esterno il mio ingresso in prova in Parabolica; e non mi sembrava di essere nemmeno troppo lento.
In qualche modo, avevo realizzato il mio sogno; ero stato un pilota di Formula 1, anche se solo in prova; sono nel data base della massima formula, con quattro partecipazioni, di cui una ‘’non ammesso’’, due DNQ ed un NP (non partito! Eh, sì: ma mica per mia scelta, eh!!) e c’è perfino qualche matto che si ricorda ancora di me…
Cosa posso dire?…in fondo, ne era valsa la pena; grazie a tutti coloro che mi ricordano ancora, da Otto ’’.
 
per gentile concessione di Francesco Falli